Nuove specie rilevate tra le profondità del Pacifico? Sembrerebbe proprio di sì, dati i risultati di una spedizione condotta nelle vicinanze delle coste del Cile.
Tante nuove specie scoperte nei fondali
Una spedizione scientifica ha esplorato il profondo dell’oceano al largo del paese sudamericano, trovandosi davanti a ecosistemi e forme di vita mai registrate prima all’interno di canyon sottomarini. In particolare, sarebbero state osservate nuove specie di crostacei, cefalopodi, pesci e molti altri invertebrati.
La stima eseguita dagli scienziati è che vi possano essere almeno 60 nuove specie. Ciò che è stato rivelato è contemporaneamente il sogno di ogni scienziato e qualcosa che potrebbe avere spazio in un film dell’orrore. Parliamo infatti di polpi luminosi, pesci abissali dall’aspetto inquietante e vermi iridescenti, giusto per citarne alcuni.
Immagini di queste nuove specie sono state raccolte dalla nave da ricerca R/V Falkor (too) dell’Istituto Oceanico Schmidt, in missione dallo scorso dicembre. Gli scienziati sono stati in grado di mappare quattro canyon sottomarini inesplorati e circa 20 ecosistemi diversi utilizzando un veicolo comandato a distanza. I canyon si trovano a oltre 3000 m di profondità.
E sappiamo che tali condizioni di vita spesso consentono alla natura di creare forme di vita davvero straordinarie. Dobbiamo sottolineare che questi ecosistemi erano principalmente caratterizzati da emissioni di metano, con tutto ciò che questo sottintende per quanto riguarda la produzione di sostanze nutritive. Scientificamente parlando, infatti, non avviene la fotosintesi, ma la chemosintesi, che sfrutta l’energia chimica.
Un equilibrio dal fascino incredibile
Tutto si tiene in perfetto equilibrio in base alle caratteristiche dell’ambiente. Gli scienziati hanno sottolineato come vi siano addirittura differenze tra le sorgenti di metano trovate al largo del Cile e quelle già studiate in Nord America. La loro forte diffusione fa pensare che siano basilari per il mantenimento della biodiversità e dei cicli biochimici.
Anche senza citare la presenza di particolari invertebrati già conosciuti, è stato possibile rilevare la presenza di alcune specie che non erano mai state osservate in precedenza. Tra di esse, senza dubbio, quella che ha colpito di più è stata quella di un verme polichete dotato di livrea iridescente.
Con molta probabilità, ci vorrà del tempo per archiviare e studiare tutto quanto, ma le stime preliminari fanno pensare che la scienza avrà molto da studiare e apprezzare nei prossimi anni, continuando con l’esplorazione dei fondali marini e la potenziale scoperta di nuove specie. Se c’è un concetto che l’essere umano deve fare proprio il prima possibile, è che la natura riserverà sempre moltissime sorprese.
Photo Credit | ROV SuBastian/Schmidt Ocean Institute