Cani da macerie, da soccorso, molecolari, unità cinofile di organizzazioni istituzionali e di associazioni. In questi giorni di angoscia, morte e disperazione, sui luoghi devastati dal terremoto che ha fatto 291 morti abbiamo visto un esercito di eroici quattro zampe lavorare strenuamente affiancati dai loro conduttori umani. Questi cani hanno salvato 60 persone, ridato speranza a chi non credeva più di trovare vivi i propri cari. Ma ci sono stati anche cani non di servizio che hanno dimostrato amore incondizionato ed eterno verso i loro umani, restando accanto ai sopravvissuti e achi non ce l’ha fatta. Immagini e storie struggenti che hanno fatto il giro del mondo e che resteranno per sempre nella memoria.
1 ) Il labrador Leo ha trovato viva la piccola Giorgia
Leo, labrador nero di 4 anni e mezzo addestrato alla ricerca e al soccorso, fa parte delle unità cinofile della polizia di Stato di Pescara, e ha trovato viva la piccola Giorgia, di 4 anni, rimasta intrappolata sotto le macerie per più di 16 ore. Con lei intrappolati sotto la casa di famiglia crollata a Pescara del Tronto, i genitori feriti. Purtroppo la sorellina di Giorgia non ce l’ha fatta.
2 ) Il cane poliziotto Sarotti ha salvato una bambina di 10 anni
Sarotti, pastore tedesco, cane poliziotto del centro cinofilo di Ladispoli, con il suo conduttore, l’assistente di polizia Davide Agrestini, 34 anni, ad Amatrice ha salvato la vita a una bambina di 10 anni, riuscendo a individuarla tra le macerie a più di 4 metri di profondità.
3 ) Cane da macerie pronto a lavorare
Una bellissima immagine di un setter da soccorso: fa parte delle unità cinofile altoatesine, subito arrrivate sui luoghi terremotati, pronto a cominciare un duro lavoro.
4 ) I cani da soccorso sono giunti da ogni parte d’Italia
Sono state 70 le squadre cinofile di varie istituzioni e organizzazioni, accorse da ogni parte d’Italia che hanno dato il loro contributo fondamentale nei tre giorni dopo il terremoto. Hanno salvato 60 persone ma anche restitito ai familiari 50 corpi senza vita che potranno avere almeno degna sepoltura. Qui nell’immagine due golden retriever di un’unità cinofila di cani da ricerca giunta con elicottero dal Trentino.
5 ) Lavoro incessante e pericoloso
Questo cane da soccorso si arrampica e arriva nei luoghi più impervi: tanti i quattro zampe che hanno riportato ferite di vario genere a furia di rovistare e scavare tra i calcinacci.
6 ) Milika, simbolo dell’abnegazione dei cani
La dolcissima Milika sembra che stia consolando il suo conduttore seduto sulle macerie ad Amatrice. L’immagine fortissima ed emblematica, racconta la realtà di questi angeli a quattro zampe che hanno salvato vite in cambio di una piccola gratificazione quale una pallina da gioco, e l’affetto riconoscente dei loro inseparabili colleghi umani.
7 ) Un angelo a quattro zampe ferito
Questo cane delle unità cinofile dei vigili del fuoco, un golden retriever, rimasto ferito a una zampa durante le operazioni di ricerca, viene curato da un veterinario dell’Enpa.
8 ) Per tre giorni sempre alla ricerca di superstiti
I cani da macerie hanno lavorato ininterrottamente per tre terribili giorni e salvato uomini come animali. Poi, quando il loro super fiuto non ha più avvertito presenza alcuna tra i detriti, i soccorritori hanno capito che la fase del lavoro in emergenza si stava concludendo.
9 ) Bravo, per 80 ore di guardia tra i resti della casa terremotata
Bravo, un pastore maremmano meticcio, ha difeso la sua famiglia e la sua casa sepolta sotto le macerie fino all’arrivo dei soccorsi. Per 80 ore, oltre tre giorni, è rimasto a guardia della casa terremotata, dove ha vissuto per quindici anni. La sua proprietaria l’aveva affidato a volontari specializzati, ma Bravo è scappato pur di tornare a vegliare l’abitazione. Dove poi lo ha ritrovato e finalmente tratto in salvo.
10 ) Flash, il cocker che ha vegliato la bara del compagno umano
Flash, un cocker biondo, è stato accanto ai soccorritori per 5 ore e li ha aiutati a scavare tra le macerie di Pescara del Tronto. Fino all’ultimo, non si è arreso all’idea che il suo compagno umano da cui era inseparabile, Andrea Cossu, falegname 47 enne di Pomezia, fosse morto. Le immagini dello strazio del cocker sul sagrato della parrocchia di San Benedetto Abate, hanno fatto il giro del mondo, come quelle che lo vedono prima sopra la bara di Andrea, con le zampe puntate sulla lastra di rovere, poi accanto ad essa in segno di amore indissolubile e fedeltà eterna.
Se vi è piaciuta questa fotogallery, non perdete la prossima